Ancora un grande risultato. E' proprio vero, il vento sta cambiando.

giovedì 17 febbraio 2011

Peso el tacòn del buso

Siamo alla quarta settimana dopo le primarie napoletane e con la consueta, faticosa eccezionalità dei fatti che si verificano in questa città, non soltanto non è mai stato proclamato un vincitore, ma la crescita del neonato resta avvolta in una nuvola di ambiguità da cui saettano ogni tanto bruscolini d’informazione non ufficiale, più utili a misurare la reazione degli uditori che a formare uno scenario plausibile.

Ricapitolando: alla lettura degli esiti del voto si scatenò una rete incrociata di accuse di irregolarità; il risultato più contestato fu quello del vincitore Cozzolino, che gli altri tre concorrenti ritennero viziato da corpose anomalie. Perciò, con un certo comodo, Bersani commissariò il Pd napoletano, e un comitato di garanti fu invocato a giudicare la correttezza del voto.

Tuttavia, mentre i cittadini aspettavano con (modesta) apprensione il verdetto, la questione pian piano è sfumata, lasciando emergere una soluzione di gusto autoritario travestita da patto pro concordia hominum: i candidati fanno “un passo indietro” per dare spazio a un candidato condiviso da tutti. Prego, da tutti chi? Da qualche dirigente di partito, forse, mica dai cittadini; ai quali fu chiesto un voto che sta per finire dritto nel cestino. E questo, evidentemente, a prescindere dal nome del personaggio “di conciliazione”, semmai se ne troverà uno.

E le primarie che fine fanno? Azzopparle una volta significherebbe minacciare tutte le primarie del futuro, cioè in sostanza uccidere lo strumento neonato. Una volta che qualcuno volesse da qualche parte imporre un proprio candidato gli basterebbe sollevar polvere sull'esito di una selezione per poi lavorare ad una figura “di conciliazione”. Magari a qualche dirigente l'idea piace, ma nel sistema politico attuale sarebbe un ulteriore, grave impoverimento della voce degli elettori.

I militanti di SEL dovrebbero gridare ogni giorno contro questa soluzione. Sarebbe uno schiaffo retrospettivo alla vittoria di Vendola in Puglia, di Pisapia a Milano, di Zedda a Cagliari. E sarebbe uno schiaffo minacciato a tutte le prossime primarie. Si trovi un modo per non mortificare lo strumento, visto che non c'è stata capacità di gestirlo. Se il comitato dei garanti non è riuscito ad esprimere un parere ultimo, se non è stato capace di tirar fuori un vincitore chiaro dalla votazione svolta, si ripetano le primarie convocando dirigenti del nord come umilianti osservatori della regolarità del prossimo tentativo. Se la democrazia dalle nostre parti ha una forma ancora incerta, la soluzione non può esser quella di rinunciare agli strumenti di partecipazione, ma semmai di garantire l'uso corretto. Che SEL faccia sentir chiara la propria voce su questo argomento.

Ah, il titolo è un motto veneto e significa “peggio la toppa del buco”.

Nessun commento:

Posta un commento