Ho partecipato alle “primarie” del centro sinistra per l’elezione a sindaco della città di Napoli, forte del sostegno di Sinistra e Libertà, della Federazione delle Sinistre, ma più ancora di alcune migliaia di concittadini che hanno voluto vedere nella mia candidatura una speranza di cambiamento, un elemento di discontinuità, una novità pulita in una condizione disastrosa che Napoli da tempo attraversa. Mi sono dedicato, per poco più di un mese, a quella competizione, spendendo tutte le mie risorse e suscitando interessi ed entusiasmi da parte di tanti che avevano più volte investito in persone e partiti di questa città e più volte avevano ricevuto cocenti delusioni, molti di loro decisi a disertare le urne.
Insieme ad uno sparuto numero di persone che mi sono state vicino, abbiamo atteso i risultati del voto credendo in una impossibile vittoria: noi, senza una macchina elettorale, senza organizzazione partitica, senza consenso strutturato, senza risorse economiche, disponendo di un tempo assai più ridotto per parlare con gli elettori. Ciononostante, abbiamo vissuto un’esperienza straordinaria, di grande tensione civile, ed abbiamo ricevuto contributi assai importanti per la Napoli di domani: il nuovo volto urbanistico della città; la riconquista del mare da parte degli abitanti, esclusi da pezzi di territorio marino di straordinaria bellezza; lo smaltimento dei rifiuti oltre la logica dell’emergenza, delle leggi speciali e il ritorno all’ordinarietà quotidiana di un servizio pubblico primario; il recupero del patrimonio edilizio pubblico come volano per un mercato più equo e alla portata delle tasche di giovani e di famiglie meno abbienti; un piano straordinario per il lavoro, in grado di offrire possibilità di guadagno e di vita dignitosa ai tanti giovani che vivono una Napoli ostile, senza un domani; il rilancio di una scuola pubblica, in grado di accogliere anche coloro che si sottraggono all’obbligo scolare, e di educare al rispetto del prossimo, alla legalità come valori fondanti di cittadinanza; la lotta agli sprechi, alla corruzione ed alle clientele; la realizzazione di circuiti culturali che valorizzino il grande patrimonio d’arte esistente, i fermenti artistici del mondo giovanile, il ricongiungimento di Napoli al circuito virtuoso della cultura europea e mondiale; l’adeguamento dei servizi sociali alle enormi esigenze di assistenza, di cura, di sollievo di una città piegata dalle povertà e dai bisogni.
Progetti, sogni, nella convinzione che per avere il necessario occorre puntare sull’impossibile.
Tutto questo abbiamo disegnato in quel pugno di giorni carichi di emozioni e di coinvolgimento, ricevendo suggerimenti, programmi, idee da importanti saperi della nostra città, desiderosi di tornare ad un ruolo di protagonismo, offuscato da una vincente cultura affaristica che ha espropriato il pubblico interesse.
Tutto questo abbiamo disegnato in quel pugno di giorni carichi di emozioni e di coinvolgimento, ricevendo suggerimenti, programmi, idee da importanti saperi della nostra città, desiderosi di tornare ad un ruolo di protagonismo, offuscato da una vincente cultura affaristica che ha espropriato il pubblico interesse.
I tanti incontri avuti, sempre caratterizzati da entusiastica partecipazione, la vittoria conseguita in zone dove si praticava il voto libero, come Vomero, Arenella, S. Giuseppe, il secondo posto in altre sezioni del centro città, hanno rappresentato comunque un risultato esaltante. Il vuoto di consensi si è avuto lì dove vive la umanità più emarginata, nelle zone di più acuto degrado, di carenza di servizi sociali, dove altri hanno utilizzato bisogni primari e noi non abbiamo avuto forza e consapevolezza che proprio lì doveva svolgersi l’impegno per l’affermazione di valori di eguaglianza, di parità di diritti, di prospettive occupazionali, di lotta senza tregua alla criminalità come concausa di quella condizione subalterna che nega futuro e dignità.
Quelle primarie hanno avuto un esito infelice, privo di vincitori, affogato nelle polemiche, senza che si sia riusciti a valorizzare l’importante partecipazione al voto e la qualità della maggior parte di quei consensi.
Eppure, non tutti i mali vengono per nuocere. Dal cilindro di qualcuno è venuto fuori, dopo la farsa di pretestuosi temporeggiamenti, un nome, quello di Mario Morcone. Pochi lo conoscevano e questo rappresentava il suo maggiore handicap.
Ho fatto parte dell’esecutivo di Avviso Pubblico, una rete di Comuni che si scambiano esperienze di buone prassi amministrative e di impegno alle illegalità ed alle mafie. Continuo a lavorare con loro e con Libera di don Ciotti, discutendo con i giovani studenti di cultura della legalità ed ho chiesto se conoscessero quel nome.
La risposta mi ha sorpreso e reso felice: non si trattava del burocrate vicino ad un partito, ma di un funzionario dello Stato che aveva lavorato con competenza e serietà in delicati e difficili settori come la crisi internazionale del Kossovo, la lotta al sistema mafioso nelle zone di maggiore intensità criminale, la gestione straordinaria del Comune di Roma in una situazione non facile, l’assegnazione a cooperative giovanili di beni confiscati alla mafia. E sempre dalla parte giusta, degli emarginati, dei giovani, della legalità.
Impegno difficile per chi opera al servizio dello Stato in un momento in cui la legalità è scomparsa persino dal lessico dei nostri governanti. Ed ho capito che quello che sembrava un handicap era invece un grande merito di chi aveva servito lo Stato e contemporaneamente la legalità nel riserbo quotidiano, senza esporsi ai media, senza mettere in crisi gli importanti risultati resi possibili proprio per avere agito sfidando in silenzio i tanti poteri forti che ostacolano chi lavora dalla parte della legalità. E mostrando, con quella candidatura piena di incertezze, una grande generosità, poiché Mario Morcone è l’unico candidato sceso in campo mettendo in conto carriera, successi professionali, serenità personale e familiare.
Ecco perché lo ringrazio per questa sua sensibilità civile, che riscatta ampiamente l’esito infausto di quelle primarie, pur tuttavia piene di dati positivi e promettenti. E gli rivolgo un caloroso “in bocca al lupo”, denso di affetto e di stima.
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